Metamorfosi

Dal principio, come prima di te. Solo. Libero.

Libero di cambiare, libero di recuperare la mia natura, di creare.

Nella mia armatura come una crisalide evolvo e mi rigenero, quello che era amore, ora è solo compassione

quello che era affetto, indifferenza. Non fai più parte di me stesso e la mia anima non ti appartiene, ora sono solo un nome nella tua collezione. Tu, solo un errore.

Addio piccola principessa, mi manchi da quando sei morta, ormai sono tre mesi.

Il resto è stato solo un ombra, una macchia nera nella mia vita e non mi pento che sia finita, di averti allontanata dalla tua vana speranza di farmi soffrire.

La verità è che la mia fortezza si erge maestosa contro questa tempesta da prima che la tua venisse anche solo idealizzata.

Queste sono le ultime parole che scrivo per te.

 

 

Questa…

Questa è la realtà, dove nulla è come sembra… Mi sento usato, sfruttato e poi gettato.

Questo è il mondo, dove la mia felicità è sempre in secondo piano.

Questo sono io, neppure sono sicuro di soffrire, rido costantemente sollevato dal peso da cui sono stato liberato.

Questa è la mia condizione, sono solo ora.

 

Un’invito

Falk83@live.it

Ancora dubito i miei ricordi siano reali, che le mie parole possano ferire tanto, soffro al pensiero di quell’istante di quelle poche lettere scritte per celare le mie ferite. Devastato, il mio essere dal tuo dolore, la mia anima ora nelle tue mani, una lacrima traccia una linea lungo il suo corpo. Sangue.

Una Morte senza Morte, quanto vorrei fosse vera adesso, l’unica luce è che tu mi abbia perdonato.

L’unica speranza è che i tuoi pensieri non siano coincisi con le tue parole.

Le mie lame risplendono bramando altro sangue, un’ultima volta.

Tutto dipende da te.

Ste

 

“Ciao, oggi guardavo una fotografia, la ricordo bene perché non è mai scattata in nessun giorno di mezz’estate di chissà quanti anni fa, quando l’ho vista, la reggevo in entrambe le mani anche se stringevano il volante della tua macchina, un sorriso s’è fatto largo sul mio viso, un sorriso macchiato di malinconia ed ancorato a ricordi offuscati e lontani anche se così vicini, ho sorriso… non di gioia o forse sì, beh… ti volevo solo dire che… che nonostante… sai, il fatto che spesso siamo stati come cane e gatto… mi manchi, sul serio, anche se è giusto così…

Vorrei continuare dicendoti che non avrei dovuto dare per scontata la tua presenza, perdonami per questo, ti prego e… non è solo il sangue ad unirci, anche se non vivi più qui, ti vorrò sempre bene qualunque siano le tue scelte e ovunque esse ti portino. Non ti scrivo queste parole così improvvisate perché non voglio che tu stia male, se le leggi, ti prego di sorridere… magari un sorriso macchiato di malinconia… e… beh non penso di doverlo ripetere, buona fortuna, che tu possa veramente trovare la tua strada in questo vasto, crudele e fottuto sasso”

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Quanto quest’immondo essere può ancora soffrire come avesse attraversato la cascata del dolore ed ancora le gocce stentassero a staccarsi dal suo nudo corpo. Separazione.

Separate dalla sua anima le sue membra non possono quietare, quasi la carne ancora pulsante di vita si staccasse dalle ossa, il suo volto si sciogliesse in acide lacrime di sangue oscuro, e lui, disteso sul granitico altare, reclamasse l’eterna dannazione, che la lama cada dunque sul suo petto e recida l’ultimo alito di vita che lo attraversa poiché senza ella la sua vita non ha senso, nonostante lei sia mia ed io suo per l’eterno respiro di quest’esistenza.

Per te…

Come un asteroide, alla luce della stella, centro di un’immensa galassia, la sua rilucente, abbagliante tenebra rischiara la mia anima, le mie membra. Interminabile la distanza del viaggio che ormai stento a ricordare. Sono qui ora, di fronte a te, per restare e riscaldarmi al tuo calore, Stupenda come la luna, una perla d’ossidiana, tanto meravigliosa da trascendere ogni sensazione, emozione o sentimento. Mia piccola, splendida Dea.

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Ti guardo e vedo una metropoli, centinaia di edifici ordinati, ed altrettante linee di trasporto a collegarli, ti invidio e mi fai pena, mentre allo specchio vedo nebbia, un isola nell’oceano in tempesta immersa in una limpida notte di pioggia.

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Il vento giunge dall’oscurità, le fronde comunicano il loro sussurrato messaggio, in alto, oltre la volta della boscaglia, la luna splende celata da sottili nubi nere, i miei occhi non la scorgono, cado, preda dell’istinto, stento a riconoscere il sapore del sangue che prima era tanto forte, mi addormento da fiero predatore, protetto dal mio fedele albero d’acacia.

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nulla che io possa dire, nulla che chiunque possa fare, quattro anni sono passati dall’attimo in cui sarebbe potuto cambiare, oggi sono dannato e vivo come tale, non soffermarti sul mio sguardo, fisso e vuoto, non considerarmi come uno della tua specie, io non sono come voi, io non vivo la mia vita, io la guardo scorrere come un torrente d’inverno.

Un altro blog.